Il Percorso di visita - Castello Reale di Govone
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Il Percorso di visita

1 – Ingresso: Il percorso di visita inizia dal fronte sud, realizzato su disegno di Guarino Guarini e decorato da bassorilievi che rappresentano telamoni e alcuni episodi delle dodici fatiche di Ercole attribuibili al luganese Giovanni Battista Casella, provenienti da Venaria. Passando al di sotto dello scalone d’onore, si accede all’atrio del piano terra, ornato da bassorilievi e stucchi realizzati dall’architetto Benedetto Alfieri.

2 – Scala: A fianco dell’atrio due scale gemelle conducono ai piani superiori. Dopo la morte di Carlo Felice, la vedova Maria Cristina di Borbone provedette al restauro di quella a destra, che fu ampliata e rifatta in marmo con una ricercata ringhiera in ferro battuto recante le iniziali della regina intrecciate, su progetto di Ernest Melano.

3 – Galleria di Levante: Simmetrica rispetto al salone d’onore, conduce agli appartamenti reali. Affrescata da Andrea Piazza e Carlo Pagani negli anni venti dell’Ottocento con temi classicheggianti, ricorre a efficaci effetti di illusionismo ottico.

4 – Appartamenti della Regina: Gli appartamenti reali erano composti di: camera da parata, camera di udienza, camera da letto e ambienti privati e di servizio e avevano ingressi separati. Dalla camera da parata della Regina una porta permetteva la comunicazione con la camera da letto del Re. Gli affreschi sono dipinti da Andrea Piazza e Carlo Pagani con interventi di Luigi Vacca e il percorso tematico delle pitture si ispira alla mitologia classica. Per il pavimento in legno, posto in opera negli anni venti dell’Ottocento e l’arredo ligneo in parte disperso, fu ingaggiata una famosa équipe di scultori in legno con a capo Giuseppe Maria Bonzanigo.

5 – Appartamenti del Re: Gli appartamenti reali erano composti di: camera da parata, camera di udienza, camera da letto e ambienti privati e di servizio e avevano ingressi separati. Gli affreschi sono dipinti da Andrea Piazza e Carlo Pagani con interventi di Luigi Vacca e il percorso tematico delle pitture si ispira alla mitologia classica. Per il pavimento in legno, posto in opera negli anni venti dell’Ottocento e l’arredo ligneo in parte disperso, fu ingaggiata una famosa équipe di scultori in legno con a capo Giuseppe Maria Bonzanigo.

6 – Salone donore: Affrescato interamente a trompe-l’oeil negli anni venti dell’Ottocento dai pittori Luigi Vacca e Fabrizio Sevesi, la complessa decorazione di finte architetture che riproducono pittoricamente il mito di Niobe dona al visitatore l’impressione di trovarsi davanti ad un’opera di scultura. Le pareti sono dipinte a chiaroscuro con finte colonne e statue che rappresentano Niobe e i suoi figli, mentre sulla volta nella parte centrale è affrescato a colori l’olimpo con Latona, Apollo e Diana. La scelta del tema mitologico è stata voluta da Carlo Felice che nel 1817 aveva visto il gruppo scultoreo, quando con Maria Cristina (cugina e cognata di Ferdinando III di Toscana) si era recato a Firenze per il fidanzamento di Maria Teresa (figlia del Granduca di Toscana) con Carlo Alberto Principe di Carignano.

7 – Galleria del Priore: Rivolta a mezzanotte e comunicante con la cappella, testimonia il volto del Castello nella seconda metà del ‘700, così come l’atrio a piano terra. Decorata da finissimi stucchi, era ornata da trentotto ritratti alle pareti.

8 – Cappella di S. Cristina: Situata in un ambiente a fianco della scala secondaria del castello, è oggi priva dell’altare citato nell’inventario del 1824. Sulla volta è raffigurata l’assunzione in cielo di una martire, mentre agli angoli sono dipinte coppie di cherubini.

9 – Galleria di Ponente: Simmetrica rispetto al salone d’onore, conduce alle sale cinesi. Affrescata da Andrea Piazza e Carlo Pagani negli anni venti dell’Ottocento con temi classicheggianti, ricorre a efficaci effetti di illusionismo ottico.

10 – Sale Cinesi: erano gli appartamenti destinati ad ospitare i principi e le principesse in visita a corte, detti “sale cinesi” per le tappezzerie di ispirazione orientale. Nell’Ottocento molte carte dette “cinesi” provenivano da Londra o da Parigi ma si pensa che le carte di queste sale risalgano al Settecento e siano state prodotte in Cina da artisti cinesi. I disegni rappresentano scene riguardanti l’artigianato della porcellana, della seta, del riso, del tè e soggetti di flora e fauna tipicamente cinesi.