Il Parco e il giardino - Castello Reale di Govone
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Il Parco e il giardino

La residenza sabauda è circondata da un vasto parco all’inglese e da un giardino con siepi di bosso e vialetti che confluiscono a una fontana centrale. Fu allestito in due fasi distinte. Una prima fase risale al XVIII secolo, all’epoca dei Solaro: si tratta di regole architettoniche di simmetria e regolarità e forme geometriche tipiche del giardino classico, mentre la seconda fase risale al XIX secolo, per committenza di Carlo Felice di Savoia su progetto di Xavier Kurten, all’epoca nominato da Carlo Alberto direttore del parco di Racconigi. Il progetto, caratterizzato dall’impianto di un parco all’inglese esteso sui lati nord e ovest del castello, manteneva invariati gli schemi esistenti creando effetti spettacolari, utilizzando nuove forme naturalistiche in opposizione a quelle geometriche e regolari del giardino classico, che si connotano nel libero impiego degli elementi naturali della vegetazione e dei movimenti del terreno. Verso ovest, oltre le mura, il parco veniva collegato da un ponte egizio a un grande bosco all’inglese, con percorsi di attraversamento dello spazio progettato che si estendevano verso la collina di Craviano, su cui per volontà di Carlo Felice era in costruzione un convento. Il parco fu creato in tre riprese, la prima all’epoca di Carlo Felice; la seconda nel 1833, dopo la sua morte, per volere della vedova Maria Cristina; la terza a partire dal 1849, con Ferdinando Duca di Genova.

Il parco è visitabile nei diversi periodi dell’anno: in autunno brillano i rossi e i gialli degli ippocastani, dei platani e delle querce; in primavera i blu e gli azzurri dei muscari e delle pervinche e il rosso dei tulipani Tulipa oculus solis Saint-Amans, varietà praecox Ten. che, come un regale tappeto rosso invade gran parte del sottobosco.

Nel parco, un’antica aranciera comunemente chiamata “La Serra”, restaurata nel 1990, è ora adibita a salone per convegni, incontri e manifestazioni culturali.

Tulipa oculus solis Saint-Amans

Il nome “Occhio di sole” fu appunto attribuito a tale specie, nel 1804, dal grande botanico Jean Florimont Boudon de Saint-Amans, il quale studiò a lungo questo tulipano mediterraneo che, portato in Italia, vi si era acclimatato, guadagnandosi quel gioioso appellativo, confermato nel 1805 anche dal collega De Candolle e dal pittore Jean Paul Redouté nella sua opera Les Liliacées.

Ma una storia ben più antica accompagna il misterioso bulbo che, originario del lontano Oriente, seguendo le orde turche che lo consideravano un portafortuna e lo chiamarono appunto tulban o turban, forse perché i suoi petali ricordano le pieghe del loro caratteristico copricapo, conquistò a poco a poco l’intero Occidente, insediandosi specialmente in Olanda. Si racconta, infatti, che uno dei maggiori botanici del tempo, Charles d’Ecluse, (Clusius), a partire dal 1560, cominciò a far propagare i luminosi fiori sbocciati ad Anversa nell’orto di un mercante, suo vicino di casa, che li aveva ricevuti in regalo da Istanbul insieme a stoffe da lui ordinate. Poiché “davano piacere agli occhi con la loro deliziosa varietà”, egli ne mandò quindi vari esemplari ai giardinieri reali, perché li piantassero nei magnifici parterres delle maggiori corti in Europa.

L’accresciuta popolarità dei tulipani fece sì che se ne diffondessero anche alcuni ibridi, tra cui appunto il Tulipa oculus solis, che ha trovato il suo habitat ideale nel vasto parco storico di Govone, diffondendosi spontaneamente.

Il Roseto

Antichi documenti, datati 1849 e 1852, redatti dai giardinieri Giovanni Battista e Giuseppe Delorenzi, ci permettono oggi di identificare le varie specie arboree e floreali allora coltivate, da cui nel 2000 è nata l’idea di realizzare un roseto. Voluto dall’Amministrazione comunale, dalla Scuola locale e dal Centro Culturale “Govone e il Castello” è stato finanziato dalla Regione Piemonte e inaugurato nel 2003. Collocato nel parco, nell’area retrostante la Chiesa barocca dello Spirito Santo su un terreno già adibito a giardino all’epoca dei Savoia, su una superficie rettangolare di circa 450 mq., il roseto presenta una grande varietà di rose antiche.